Voci e Volti

Vittoria Comellini

Creato per iBooks

Voci e volti dei protagonisti della storia di un paese dell’Appennino bolognese.
Testimonianze uniche, centinaia di foto e documenti per ripercorrere alcuni eventi del XX secolo.


Descrizione

A Roma, presso l’Archivio centrale dello stato, ho trovato ben 45 fascicoli di altrettanti monghidoresi sorvegliati speciali dalla polizia durante il fascismo perché dichiarati “sovversivi”: quasi tutti emigrarono definitivamente lontano dai loro affetti, dalla loro terra.

Sono storie di un secolo ormai passato ed è soprattutto per questo che ho voluto elencare in questo libro nome per nome, una per una, le persone di cui sono venuta a conoscere le storie, prima che la polvere del tempo cancelli tutto, definitivamente.

Ho cercato di dare a queste persone, quando mi è stato possibile, una voce e un volto; perché se le immagini sono un modo per fermare il tempo, le voci sono un mezzo per prolungare nel tempo la memoria di chi ci ha lasciato e della sua storia, per continuare a ricordarla.

Voci e Volti.
Disponibile su iPad, iPhone e Mac.

Categoria: Europa
Pubblicato: 22/12/2014
Editore: Tema Grafico
ISBN: 9788894052503
Pagine: 223
Lingua: Italiano

… un ticchettio di zoccoli (la serva
zoppa di Monghidoro)
finché dai cretti
il ventaglio di un mitra ci ributtava,…

Eugenio Montale, Satura. Botta e risposta

La guerra che verrà
non è la prima. Prima
ci sono state altre guerre.
Alla fine dell’ultima
c’erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame. Fra i vincitori
faceva la fame la povera gente
egualmente.

Bertold Brecht

Monghidoro, con le sue case arroccate sui monti dell’Appennino tosco emiliano, quasi a metà strada tra Bologna e Firenze, nei primi anni del Novecento era un paese povero di quasi seimila abitanti, rinomato soprattutto per il suo mercato settimanale che si teneva e si tiene tuttora tutti i giovedì, e per le sue fiere che richiamavano molta gente dai paesi circostanti.

Vi era diffusissima la lavorazione a domicilio della paglia, per la produzione di trecce per cappelli e borse, che la ditta Bonafè, registrata come tale già dal 1911, raccoglieva per il mercato di Firenze. Vi erano molti commercianti, dediti anche al mercato ambulante e con piccoli negozi dove si vendeva di tutto, molte osterie e tre alberghi.

Il territorio, caratterizzato da alti rilievi, si prestava all’allevamento e alle culture boschive, non certamente a un’agricoltura intensiva. Vi erano molti mulini, grazie all’abbondanza di torrenti e alle forti pendenze. Vi era anche una discreta presenza di cooperative di consumo e agricole: quattro nel 1920, sette nel 1929, che furono costrette tutte a cessare la loro attività negli anni del fascismo.

Era un paese di forte emigrazione stagionale: nella vicina Toscana per fare i carbonai, o addirittura in Germania, Francia e Belgio con contratti anche di soli tre mesi.

Le donne andavano, fin da giovanissime, a servizio in città o in risaia. Una di loro è citata anche in una poesia di Eugenio Montale che la ebbe appunto come “serva”, nel periodo in cui visse a Firenze.

Nella grande guerra, quella del 1915 – 1918, Monghidoro aveva pagato il suo tributo alla follia guerrafondaia con 172 morti e molti invalidi che erano tornati alle loro case più poveri di prima.

Vittoria Comellini

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